26/06/2013 Notizie
Liquidità e meno burocrazia per far ripartire le imprese

Nel  “Rapporto sullo stato dell’economia provinciale” (Cciaa-Istituto Tagliacarne) presentato nei giorni scorsi è sintetizzato l’elenco delle priorità che le aziende salernitane indicano per provare ad uscire da una crisi particolarmente lunga e grave. Il punto di vista degli imprenditori lascia emergere con chiarezza criticità e punti di forza, confermando la necessità di un intervento istituzionale di politica industriale.

Le priorità.

Le risposte raccolte sottolineano “come - è scritto nel documento - il rilancio della competitività delle imprese locali risulti legato in primis ad un potenziamento delle infrastrutture viarie/ferroviarie (26,5% delle indicazioni), confermando la rilevanza del tema del capitale pubblico per la produttività nel Mezzogiorno”. E ancora: “Una dinamica virtuosa della competitività non può prescindere dallo snellimento burocratico (24%), così come dal sostegno pubblico ai livelli di liquidità delle imprese che molto hanno sofferto nel corso di questi anni di crisi (23,5%)”. Grande importanza viene, poi, attribuita al supporto alle aggregazioni di impresa (16,5%); agli incentivi per ridurre il costo del denaro (14%); al potenziamento delle utilities nelle aree industriali (13,5%) ed al miglioramento delle reti informatiche (13%). Il sostegno ai consumi delle famiglie ha, invece, raccolto l’11,5% delle risposte, al pari di quelle relative al potenziamento dell’aeroporto.

Il ruolo della Camera di Commercio.

In tale scenario quali iniziative le categorie produttive richiedono all’Ente Camerale? “Si può notare - spiega il Rapporto - come la netta prevalenza delle indicazioni (50,5%) riguardi la promozione del territorio. A seguire, si collocano l’incentivazione delle reti di impresa (33%) e lo snellimento degli oneri burocratici (28,5%). Una quota importante delle segnalazioni degli imprenditori salernitani si riferisce, infine, al sostegno all’export (15%), mentre percentuali relativamente minori di risposte indicano il miglioramento del sistema di formazione professionale, il potenziamento dell’aeroporto, gli studi macroeconomici, settoriali e di mercato e il potenziamento del sistema dei Confidi. 

I punti di debolezza.

In una delle schede di approfondimento (“Analisi del contesto economico salernitano e ipotesi di interventi per lo sviluppo”) si indicano i “punti di debolezza” del tessuto produttivo provinciale, che sono così sintetizzati.

Aziende troppo piccole.

In primo luogo si fa riferimento alla polverizzazione del sistema imprenditoriale con aziende di modesta dimensione e poche strutturate: il 63,3% del valore aggiunto del manifatturiero riguarda aziende con meno di 49 addetti, a fronte di un valore-Italia del 49,5%. Il 70,7% del tessuto imprenditoriale salernitano è costituito da ditte individuali.

Accentuata terziarizzazione.

Lo sbilanciamento settoriale rivela un’accentuata terziarizzazione caratterizzata dalla massiccia presenza del commercio e da una marcata incidenza di addetti nella Pubblica Amministrazione: il 33% delle imprese provinciali opera nel commercio; il 25% del totale degli addetti è inserito nelle P.A.

Basso livello tecnologico.

Solo il 21% del totale dell’export della provincia di Salerno è relativo alle produzioni specializzate e high-tech, contro il 42,6% regionale ed il 40,9% nazionale.

Scarsa produttività.

Basso livello di produttività desumibile anche dagli indicatori di bilancio (Roe, che misura la redditività del capitale proprio): in provincia di Salerno  il tasso è pari al -0,3% contro il 2,5% regionale ed il 3,7% nazionale.

I punti di forza.

L’agroindustria.

Tra i settori trainanti spicca la filiera agroalimentare o – per meglio ampliare il riferimento ad un segmento produttivo strategicamente rilevante – agroindustriale. Non a caso gli addetti in agricoltura rappresentano l’8 per cento del totale provinciale rispetto alla media italiana del 3,7%. La quota di valore aggiunto provinciale relativo del comparto primario è del 3,7%, mentre in Italia è del 2%. Le produzioni di qualità della provincia si attestano al 44% del totale regionale.

Il patrimonio paesaggistico-cuturale.

Il diffuso patrimonio culturale abbinato ad uno scenario ambientale di notevole valore si configura come straordinario attrattore di eccellenza nell’ambito dell’offerta turistica. L’indice di qualità alberghiera (calcolato in base al numero delle strutture a 4 e 5 stelle in riferimento al totale) in provincia di Salerno è pari al 28,2% contro il 16,5% a livello nazionale.