03/06/2013 Notizie
Fipe-Confcommercio. I dati dell’indagine sui consumi e gli stili di vita. Tagli del 9,6% in cinque anni. Così cambia la spesa alimentare.
In calo del 6,3 per cento le uscite per la tavola “domestica”, ma aumenta di poco il budget per mangiare fuori casa, soprattutto a causa del lavoro
In cinque anni (2007-2011) le famiglie hanno tagliato del 9,6% la spesa alimentare. Cala del 6,3% la spesa per i consumi domestici, mentre c'è un lieve aumento (0,5%) di quelli extra-domestici. Oltre 12,4 miliardi di euro bruciati in cinque anni: a tanto ammonta in termini monetari il taglio degli acquisti in questo specifico segmento di mercato. E non si tratta di sola crisi economica. Se a questa è dovuta la maggiore attenzione a non sprecare, una buona parte della contrazione deriva dalla perdita di valore del cibo, che viene considerato sempre più alla stregua di una materia prima da acquistare al prezzo più basso.
Non è solo, quindi, la congiuntura negativa ad attivare il trend con il segno meno, ma un’alta percentuale della contrazione degli acquisti è dovuta ad un nuovo approccio culturale.
La conferma arriva dai risultati della ricerca curata da Fipe-Confcommercio ed intitolata “Consumi e stili alimentari in tempo di crisi”, presentata nel corso di TuttoFood 2013. Secondo lo studio il cambiamento delle abitudini alimentari degli italiani sarebbe cominciato già antecedentemente alla crisi, con i pasti principali soppiantati sempre di più dagli spuntini, comportamento che ha prodotto un aumento del consumo alimentare fuori casa, almeno fino allo scorso anno. Si stima che siano 12 milioni gli italiani che, abitualmente, pranzano fuori casa, anche portando con sé il pranzo da casa, fatto che testimonia come esso abbia perso un po’ la sua funzione di pasto principale della giornata a beneficio della cena, considerata il pasto più importante dal 23,4% degli italiani. Di pari passo, per uomini e donne, acquisisce sempre più rilevanza la colazione del mattino. La ricerca Fipe-Confcommercio ha voluto anche delineare l’identikit del consumatore medio alimentare italiano: nel 77,8% dei casi si definisce un buongustaio, predilige le specialità gastronomiche della propria regione (69,1%), ritiene di spendere molto per il cibo (53,3%). Pane, pasta, riso, carni bianche e frutta risultano essere gli alimenti preferiti (anche se in lieve calo rispetto al 2006), mentre è il formaggio ad essere l'alimento meno scelto. In forte crescita, negli ultimi dieci anni, l’obesità, con sei milioni di italiani in soprappeso: sono solitamente gli uomini che vivono nei grandi centri del Centro Nord ad avere stili alimentari meno salutari; più attente le donne. Difficile anche il rapporto con la bilancia: il 31,5% delle persone con più di 18 anni dichiara di non pesarsi mai e solo il 27,1% lo fa almeno una volta all'anno. A controllare poco il peso sono più gli uomini che le donne, i lavoratori autonomi e più i meridionali rispetto ai settentrionali.
(Fonte: confcommercio.it del 20.05.2013)