21/05/2013 Notizie
L’industria arretra al Sud e perde 140mila occupati

Svimez. L’analisi del presidente Giannola sulle dinamiche del lavoro

Nel Mezzogiorno si è concentrato il calo più consistente (-15 per cento).Giovani e donne meridionali si confermano le categorie più penalizzate

Sono stati oltre 300mila i posti di lavoro al Sud persi dal 2008 al 2012, ma anche nel Nord del Paese le difficoltà sono evidenti, in termini di produzione di ricchezza, e risalgono a ben prima dell’inizio della recessione globale. A dirlo è stato Adriano Giannola, Presidente della Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno), nel corso del convegno “Il rilancio dell’economia meridionale” tenutosi, nei giorni scorsi, a Napoli. Le elaborazioni curate dalla Svimez su dati Istat, e riportate da Giannola della sua relazione, hanno evidenziato come, nei complessivi 505.961 posti di lavoro persi nel nostro Paese dal 2008 al 2012, ben 301.270 riguardano il Meridione rispetto ai 204.691 del Centro Nord: in pratica nel Sud si sono concentrati il 59,5% dei posti di lavoro persi a fronte del 27% degli occupati nazionali.
E’ stata l’industria, in particolare, il settore a registrare la maggiore perdita occupazionale. Rispettato il trend generale, con il Sud che, dal 2007 al 2012, ha perso 141mila occupati industriali, passando dai 951mila occupati a 809mila (-15%), con una contrazione percentuale di circa il doppio di quanto registrato nel Centro-Nord, dove la perdita di 315mila occupati nell’industria è stata pari ad una contrazione, nel settore, del 7,7%. Giovani e donne del Sud appaiono le categorie più penalizzate: nel 2012 solo poco più di un giovane su tre under 34 ha lavorato al Sud solo poco più di un giovane su tre under 34  (37,9%) e poco più di una giovane donna su cinque (23,6%).