12/12/2011 News da Federcampana
CONCLUSO A ROMA IL XIV CONGRESSO NAZIONALE DEL CREDITO COOPERATIVO

CONCLUSO A ROMA IL XIV CONGRESSO NAZIONALE DEL CREDITO COOPERATIVO
DEFINITE LE LINEE STRATEGICHE ED OPERATIVE
DEL “SISTEMA BCC” PER IL PROSSIMO FUTURO
 
Nell’ultima giornata gli interventi di Marino, Malavasi, Boccia, Mussari, Amato.
 Le conclusioni del Presidente di Federcasse Azzi.
 
 
Si è concluso oggi a Roma il XIV Congresso Nazionale del Credito Cooperativo, che ha visto per tre giorni oltre 2000 rappresentanti del sistema BCC dibattere attorno al tema: “Futuro da scrivere. Sguardi, strategie, strumenti delle BCC per accompagnare l’Italia”.
 
Un evento non rituale, a sei anni dall’ultima assise di Parma, che ha voluto fare il punto sullo stato di salute della cooperazione mutualistica di credito del nostro Paese e sulle sue strategie di sviluppo. Come ha sottolineato il Presidente di Federcasse Alessandro Azzi nella sua relazione di apertura, in tempi di “inquietudini e timori”, la cooperazione di credito italiana ha voluto presentarsi di fronte al Paese, da un lato per riaffermare con orgoglio l’importanza del proprio ruolo di sostegno all’economia reale; dall’altro per dire con chiarezza che il modello delle BCC ha ora bisogno, per riuscire a disegnare un futuro a beneficio del sistema Paese, di nuovi strumenti organizzativi come anche di una rinnovata attenzione da parte dei regolatori del mercato,  nel tentativo di salvaguardare quella “biodiversità bancaria” che, per le BCC, rappresenta un valore da difendere.
 
Numeri alla mano, il modello BCC ha dimostrato di svolgere compiutamente la propria tradizionale funzione anticiclica dallo scoppio della crisi, di andare in controtendenza perfino rispetto alle dinamiche occupazionali; di incarnare – cioè – un modo di fare banca avvertito dalla gente come capace di contrastare efficacemente le derive,- e i dissesti -  della finanza fine a se stessa, della finanza speculativa. Un modello, peraltro, che negli ultimi 125 anni ha accompagnato da vicino la crescita e lo sviluppo del nostro Paese.
 
Lo ha riconosciuto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo messaggio augurale ai Congressisti, laddove ha ribadito come “il modello del Credito Cooperativo basato sui principi della democrazia economica ha contribuito fortemente alla crescita sociale e civile” dell’intera nazione.
 
Uno dei momenti più significativi del Congresso è stato  l’annuncio dato dal Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, della approvazione – avvenuta nei giorni  precedenti – dello Statuto del Fondo di Garanzia Istituzionale del Credito Cooperativo da parte dell’Autorità di Vigilanza. Un progetto che consentirà adesso alle BCC di presentarsi al Paese come un gruppo bancario integrato, il quarto per dimensioni, ma operando nel rispetto della autonomia di ciascuna delle oltre 400 Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali italiane. La ratio del Fondo è quella di definire un sistema in grado di beneficiare, alla luce delle normative comunitarie, della ponderazione zero sui crediti infragruppo; ma anche di un sistema innovativo di early warning basato su parametri condivisi, al fine di tenere costantemente in sicurezza la rete solidale delle BCC.
 
Gli interventi dell’ultima giornata
 
All’ultima giornata di lavori sono intervenuti, in sequenza, il Presidente Confcooperative e portavoce della Alleanza delle Cooperative Luigi Marino, il Presidente di R.ete. Imprese Italia Ivan Malavasi, della Piccola Industria di Confindustria  Vincenzo Boccia, il Presidente dell’Abi Giuseppe Mussari, il presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia Giuliano Amato.
 
Marino
 
Il Presidente di Confcooperative Luigi Marino ha incentrato il suo intervento sulla necessaria riscoperta dei valori propri della cooperazione. Sistema di imprese che nonostante le tante affermazioni di stima poi spesso, nei fatti, non vedono tradursi in fatti concreti. Ne sono la riprova le due manovre economiche dell’estate scorsa che hanno penalizzato pesantemente la cooperazione. “Mentre, invece, proprio grazie alle cooperative, interi settori economici – pensiamo solo al welfare – hanno consentito al nostro Paese di tenere in vita settori essenziali”.
Lo stesso si può dire per le BCC, che hanno davvero continuato a sostenere l’economia reale. Marino è poi passato a ragionare sulle distorsioni rappresentate da un bipolarismo nei fatti imperfetto, dove i corpi intermedi della società  faticano a ritagliarsi spazi di riconoscibilità. “La situazione è grave – ha detto Marino – ora dobbiamo tutti insieme salvare il Paese. E le cooperative continueranno a fare nonostante tutto, con coscienza e coerentemente con la propria missione, il loro dovere”.
 
Malavasi
 
Il Presidente di R.ete. Imprese Italia Malavasi ha messo l’accento sul valore delle reti di impresa, in modo particolare in questa fase congiunturale: “spazio significativo di analisi ed azione per le scelte produttive ed organizzative delle imprese”, soprattutto di quelle medio piccole che poi sono l’ossatura del tessuto produttivo nazionale. “Le reti – ha sottolineato Malavasi – possono essere una risposta organizzativa rispetto alla necessità di innovare, di adattarsi ai mutamenti, di fare alleanze con chi possiede nuove conoscenze, o con imprese dei paesi emergenti, per misurarsi qualitativamente con la competizione internazionale di grandi players”. “Il sistema bancario – ha concluso Malavasi – può avere un ruolo determinante nell’integrazione delle attività che il mondo associativo sta portando avanti attribuendo un valore al capitale relazionale che le imprese sono in grado di esprimere e valutando qualitativamente la capacità progettuale che le reti mettono in campo per affrontare le sfide del futuro”.
 
 
 
 
            Boccia
 
Il Presidente della Piccola Industria di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha ragionato sul futuro delle PMI italiane, dovendo – ha detto – fare i conti con una situazione del tutto nuova rispetto al passato. “Ora – ha detto - le nostre imprese devono diventare “imprese istituzione” dopo un percorso storico che, partendo dalle imprese patriarcali è passato per quelle familiari, ma che ora deve essere capace di ragionare su basi innovative”.  
Questo impone anche una crescita culturale per uscire da troppo individualismo e ragionare su nuove forme di alleanze in una logica di integrazione.  “I mercati globali paradossalmente sono mercati di nicchia, ed i mercati di nicchia sono ideali per le imprese italiane” ha detto Boccia. In questo, un ruolo cardine continuerà a giocarlo il sistema bancario, facendo “rete” tra sistemi, una strada ormai obbligata. Per stimolare innovazione, ricerca, investimenti. Boccia ha infine ricordato la firma sottoscritta con Alleanza delle Cooperative e R.ete.Imprese Italia del “Manifesto per le Imprese”, esempio dello spirito che deve vedere oggi tutti i soggetti istituzionali ed economici lavorare insieme per il bene comune.
 
Mussari
 
Il Presidente dell’Associazione Bancaria Italiana Giuseppe Mussari ha parlato invece del ruolo del sistema bancario italiano, “sistema sano, indispensabile al Paese” rivendicando con orgoglio le tante iniziative messe in atto dal sistema nel suo complesso dallo scoppio della crisi. Nel merito della situazione attuale, Mussari ha ricordato come le banche italiane non hanno titoli tossici, hanno una raccolta prevalentemente basata su depositi e obbligazioni, una ottima qualità del capitale, una bassa leva finanziaria. Ma ora i problemi sono tali da rischiare di mettere in crisi, nonostante la loro virtuosità, anche sistemi sani.
Il sistema bancario, con responsabilità, vuole offrire ancora al sistema Paese il proprio contributo, consapevole che ancora molto si può e si deve fare, senza reticenze, ma riaffermando con chiarezza compiti e ruoli. Nello specifico, ad esempio, del tema della tracciabilità, le banche italiane sottolineano che l’uso del contante in Italia ha dimensioni abnormi e questo favorisce sicuramente l’evasione fiscale, con ricadute pesanti sulla collettività. Le banche offrono la loro piena disponibilità a ragionare su come venire incontro alle esigenze delle fasce sociali più deboli, a patto che si sappia che un maggiore utilizzo della moneta elettronica sarà comunque un servizio  che comporta per il sistema bancario rischi e  costi.
Sul tema della regolamentazione bancaria europea, Mussari è allineato a quanto detto da Azzi nella sua relazione introduttiva. In particolare per quanto riguarda la necessità che i “regolatori” esercitino prima di tutto l’arte del discernimento, per non creare situazioni di squilibrio tra istituti che operano sullo stesso terreno. Tra queste, le regole stringenti sugli obiettivi di capitalizzazione delle Banche senza considerare l’intero quadro di riferimento macroeconomico che sta innescando un circuito perverso capace, se non adeguatamente corretto, di creare dissesti profondi in tutto il sistema.
Mussari ha concluso ribadendo l’orgoglio e il gusto di fare banca, in un Paese che avverte le difficoltà del presente ma che deve saper valorizzare le tante sue eccellenze.
 
 
 
Amato
 
Uno sguardo all’Italia del futuro non convenzionale quello invece presentato al Congresso BCC dal presidente del Comitato per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia Giuliano Amato. “Quando usciremo da questa crisi nulla sarà come prima”  ha detto Amato. Il rischio è quello di un futuro con standard di vita inferiori a quelli che conoscevamo, a seguito dell’apertura di nuovi mercati ed all’ingresso sugli stessi di intere popolazioni finora escluse dal grande gioco dei consumi.
Il mondo di domani sarà un mondo di competizione spinta, fino all’eccesso. Dove chiunque potrà rimpiazzare un produttore velocemente, producendo  le stesse cose a costi sempre inferiore, con tutte le conseguenze che questo comporta, anche rispetto alle dinamiche sociali. Una vita più difficile, in sostanza, dice Amato.
“Ma di fronte a questa prospettiva – ha poi aggiunto - noi italiani continueremo ad avere un vantaggio competitivo, conseguenza di ciò che siamo riusciti ad essere finora. Noi non ci limitiamo a vendere beni e servizi. Noi vendiamo Italia”. E “Italia” è una parola che vuol dire saper mettere insieme input diversi tra loro, capacità di fare comunque sintesi tra culture e genti diverse. “E’ mettendo insieme le diversità – ha detto Amato - che si crea quel valore aggiunto capace di creare invenzioni, stili, disegni, attingendo da esperienze diverse”. Un messaggio positivo, alla fine, a patto di sapere noi stessi valorizzare le tante eccellenze (arte, storia, cultura senza uguali al mondo) “che nessun altro è in grado di rimpiazzare”. Perché gli italiani sanno fare “cose nuove che piacciono al mondo”.
In questo, ha concluso Amato, “il mondo cooperativo ha un ruolo fondamentale. Quello del sapere diffondere e promuovere la qualità italiana, di cui è piena la nostra economia molecolare”. “Dobbiamo al movimento cooperativo se migliaia di italiani che erano estranei all’Italia poterono entrare nella vita del paese,  esprimendosi finalmente come cittadini. Un movimento capace di trovare, anche partendo da ideologie differenti, un terreno di incontro comune e fecondo”. Infine, il ruolo del Credito Cooperativo: parte essenziale di una economia peculiare come quella italiana, e che proprio per questo può vendere il “Prodotto Italia” sia sul mercato nazionale che su quello internazionale. In un futuro a medio termine
 
 
Sintesi delle conclusioni del Presidente Azzi
 
“Cosa portiamo a casa da questo congresso?” ha esordito Azzi. “Molte cose: consapevolezze, coscienza, risultati, determinazioni”, passando poi ad approfondire ciascuno di questi elementi. “La consapevolezza che i problemi si risolvono insieme; la coscienza che i problemi sono comuni, un risultato straordinario e non scontato come l’approvazione dello Statuto del Fondo di Garanzia Istituzionale, la determinazione di agire rapidamente per dare  risposte concrete ai tanti temi richiamati in tre giorni di congresso”.
 
In particolare, per quanto riguarda il FGI, ora bisogna procedere speditamente, ha detto il Presidente. Ricordando le sollecitazioni della Banca d’Italia, Azzi ha auspicato ora una adesione ampia delle BCC, il riconoscimento del nuovo sistema a fini prudenziali, l’avvio della sua piena operatività. Citando il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia Anna Maria Tarantola, ha ricordato che “Il Fondo di Garanzia Istituzionale può rappresentare un’importante opportunità anche per riorganizzare l’intera rete, non va sprecata”.
 
            Altro tema, la valorizzazione delle competenze. “Un tema strategico per il Credito Cooperativo – ha detto Azzi -  ed anche molto delicato vista la necessità di tenere sempre insieme competenza tecnica, coscienza, ed un “spread” anche spirituale, come ci ha ricordato ieri il Cardinal Ravasi”.
 
Azzi è poi passato a sottolineare la necessità di fare, sempre di più e meglio, “rete” anche dotandosi di strumenti nuovi capaci di portare a buona sintesi le tante istanze che nascono dal territorio. “Vanno coltivati  - ha detto in particolare Azzi - tutti gli spazi di maggiore efficienza, economie di scala e di scopo, specializzazione”. “Abbiamo condiviso la determinazione di individuare in tempi certi opzioni di riassetto del versante associativo secondo logiche di specializzazione, polarizzazione dei servizi, pratica concreta delle sinergie. Abbiamo condiviso la necessità di procedere alla razionalizzazione nel comparto dei centri servizi e dell’informatica. Nonché auspicato le sinergie tra le banche di secondo livello.
 
“Mentre si fa banca, si fa cooperativa mutualistica. Altrimenti si è un altro tipo di banca. A quel punto, probabilmente, meno efficace o efficiente di una spa”. Così il passaggio dedicato dal Presidente all’essenza della BCC del futuro. BCC come impresa, cooperativa, mutualistica. “Tra le due cose non c’è conflitto”, ha detto.
E’ questa, in buona sostanza, anche l’eredità che dobbiamo lasciare ai nostri figli, ed a questo proposito Azzi ha voluto sottolineare il grande contributo che i giovani hanno dato a questa tre giorni congressuali, impegnandosi attivamente e suggerendo anche l’inserimento, nella Carta dei Valori del Credito Cooperativo, di un nuovo articolo atto a ribadire l’importanza che, nel sistema, hanno i giovani e la loro capacità propositiva.
 
           Per quanto riguarda il tema chiave della gestione della liquidità e della rete, Azzi ha sottolineato come le risorse finanziarie, sempre più preziose, vanno dedicate al finanziamento del sistema e fatte circolare all’interno del sistema.  In tutto questo avranno un ruolo sempre maggiore anche le banche di secondo livello”.
            “Insieme alla nostra tradizionale attività di assistenza a famiglie, agricoltori, artigiani, piccoli commercianti e imprenditori – ha detto ancora il Presidente - va sviluppata la capacità di assistere le persone nei bisogni finanziari di lungo periodo che la fine del welfare impone: previdenza integrativa, risparmio di lungo termine, inclusione finanziaria”.
 
             In tutto questo, le BCC restano al centro di tutto il sistema, che intende valorizzare sempre di più e meglio l’autonomia delle singole realtà. Su questo tema specifico, Azzi ha sottolineato che  “una BCC non potrà essere autonoma se non nasce sufficientemente “robusta”. Per questo, ha ricordato,  abbiamo deciso di dotarci di una policy precisa per le costituende BCC, aumentando numero minimo di soci e requisiti minimi di capitale”.
Infine, Azzi ha reso noto che il Consiglio Nazionale di Federcasse, riunito nella serata del 10 dicembre, ha approvato all’unanimità la relazione introduttiva svolta dallo stesso Presidente e deciso di affrontare, fin dalla prossima riunione fissata per il 16 dicembre, i temi principali emersi nei tre giorni di dibattito congressuale, al fine di determinarne le priorità di azione, i tempi di realizzazione e i ruoli di ciascun soggetto coinvolto.
 
 
NB: I comunicati stampa realizzati in occasione del Congresso e durante i lavori, sono consultabili e scaricabili dal sito www.futurodascrivere.it nella sezione “Sala Stampa”. Foto dell’evento sono scaricabili dalla pagina Facebook “Ufficio Stampa BCC- Credito Cooperativo”.