22/01/2016 News da Federcampana
I riflessi del percorso di auto/riforma del movimento del credito cooperativo in Campania.
“Restiamo banche di comunità”

 

 

Lucio Alfieri (Presidente Federcampana Bcc) sottolinea “le caratteristiche di vicinanza ai territori con particolare attenzione alle vocazioni locali”. “Inevitabile l’avvio di ulteriori percorsi di aggregazione e di crescita dimensionale anche in Campania”.
 
 “Non bisogna fare confusione – dice il presidente di Federcampana Bcc a salernoeconomy.it – tra le banche oggetto del recente provvedimento del Governo ed il movimento del credito cooperativo: si tratta di due circuiti completamente diversi. Il nostro sistema è molto solido e tutti gli indicatori confermano che anche in Campania godiamo di ottima salute. Va aggiunto che siamo dotati di tutti gli strumenti che ci consentono di intervenire in maniera autonoma, attraverso il vincolo di solidarietà che unisce le singole Bcc, in casi di criticità come abbiamo dimostrato anche di recente in provincia di Avellino”. L’interrogativo al quale rispondere in questi giorni è abbastanza semplice: cambieranno le Banche di Credito Cooperativo dopo la riforma? Che cosa significherà la costituzione di una newco, di una capogruppo legata alle tante Bcc che operano nel Paese dal patto di coesione? Cambierà il “dna” di queste banche espressione dei singoli territori? “La riforma – evidenzia Alfieri – è la risposta ai grandi cambiamenti che attraversano il mondo del credito a livello nazionale ed europeo. Ma va ricordato che il nostro movimento è stato capace di raggiungere una sintesi delle istanze provenienti dalle tante realtà locali che in esso si ritrovano e si riconoscono. Certamente, non perderemo quello che è a tutti gli effetti la nostra principale caratteristica: mettere sempre al centro della nostra azione il socio e le sue esigenze che coincidono, naturalmente, con le aspettative delle comunità di cui famiglie ed aziende sono espressione. Riteniamo un grave errore allontanarci da questa impostazione ed, infatti, il confronto che si è svolto al nostro interno non ha mai messo in discussione questa scala di valori”. Nessun riferimento al modello “Credit Agricole”? “Non è questione di modelli – approfondisce Alfieri – ma di sostanza dell’azione bancaria. Le Bcc non possono diventare una rete di sportelli che risponde alla capogruppo. L’autonomia delle singole banche coincide con il valore e la volontà di continuare ad essere espressione delle comunità e dei soci che noi rappresentiamo. Ma autonomia non significa anarchia o, peggio ancora, deviazione dai percorsi di gestione ottimale e virtuosa. Anzi, proprio i criteri di efficienza e di efficacia diventeranno con il nuovo assetto ancora più premianti per le singole Bcc: chi metterà in campo un numero maggiore di buone pratiche e più consistenti perfomance positive conquisterà un grado più ampio di autonomia gestionale. Mi sembra che la vera innovazione del modello bancario non solo a livello italiano, ma europeo, sia di rintracciare nella nostra proposta di auto/riforma”. Nessun problema, quindi, nessuna difficoltà in questo percorso che in molti ritengono, invece, non semplice proprio in considerazione della lunga tradizione “municipalista” delle antiche Casse Rurali ed Artigiane. “Senza dubbio ogni innovazione – risponde Alfieri – ha bisogno di tempo per essere pienamente metabolizzata, ma credo, anche in considerazione della mia esperienza di Presidente della Bcc dei Comuni Cilentani (che ha aggregato al suo interno più esperienze del movimento del credito cooperativo nell’area a Sud di Salerno) che alla fine non si giudica una banca in base alla denominazione che assume. Una banca si giudica dalla qualità dei servizi che offre e dalla capacità di ascolto e di risoluzione dei problemi che la sua comunità gli sottopone. Se c’è un punto di forza indiscutibile delle nostre banche, risiede nel fatto che trasferiamo risorse all’economia reale dei territori. La nostra raccolta sostiene imprese e famiglie sulla base di progetti concreti, non ci facciamo distrarre dalla costruzione di itinerari meramente finanziari. E con il nuovo assetto non ci allontaneremo da questa identità sana e molto radicata nel tempo”. Cambierà anche il ruolo di Federcampana? “Certamente – conclude Alfieri – anche la Federazione dovrà immedesimarsi ulteriormente nello spirito della riforma che ci attende, mettendo a fuoco ed erogando i servizi di cui le nostre Bcc avranno bisogno per diventare maggiormente competitive. Non ho alcuna pregiudiziale, per esempio, rispetto al rafforzamento del dialogo e del coordinamento con le altre Federazioni del Mezzogiorno, ma sempre nel rispetto dell’autonomia e delle identità territoriali”.