07/11/2014 Notizie
La crisi? Ha diviso in due l'Italia
Istat/Ancora conferme dello stato di grave difficoltà di una fetta consistente delle famiglie meridionali.
Al Sud il 55,1% dei residenti non riesce a fare fronte a spese impreviste per un importo pari a 800 euro; il 19,6% ha arretrati per mutuo, bollette, affitto o altri debiti ed il 21,9% non è in grado di&nbs! p;fare un pasto adeguato ogni due giorni.
/Ancora conferme dello stato di grave difficoltà di una fetta consistente delle famiglie meridionali.
di Mario GalloNel 2013 il 28,4% delle persone residenti in Italia è a rischio di povertà o esclusione sociale, ma se tale percentuale è contenuta al 17,4% al Nord ed al 22,9% al Centro, sale vertiginosamente al Sud ed Isole raggiungendo il 46,2%. Ancora più alta la percentuale di popolazione esposta al rischio in Campania, pari al 49%. Questi alcuni dati che emergono dall’indagine dell’Istat “Reddito e condizioni di vita” relativa al 2013, dalla quale, comunque, si evince una diminuzione di 1,5 punti percentuali dell’indicatore rispetto al 2012.Rischio povertà o esclusione sociale: livelli elevati nel Mezzogiorno, Campania tra le regioni più in difficoltà. Il Report dell’Istat conferma, ancora una volta, le evidenti differenze di reddito e sociali tra il Mezzogiorno ed il resto del Paese. Basta dare un’occhiata ad alcuni indicatori, riferiti all’anno 2013, nei quali, ad ogni voce, Sud e Isole mostrano i valori più elevati: il 55,1% dei residenti al Sud non riesce a far fronte a spese impreviste per un importo pari a 800 euro contro il 37,8% del Centro ed il 30,4% del Nord; non può permettersi una settimana di ferie fuori casa il 71,9% della popolazione del Meridione rispetto al 45,9% del Centro ed al 37,5% del Nord; il 19,6% degli abitanti del Sud ha arretrati per mutuo, bollette, affitto o altri debiti (15,1% al Centro e 9,9% al Nord); nel Meridione il 21,9% dei residenti non riesce a fare un pasto adeguato ogni due giorni (9,5% al Centro, 10,5% al Nord) ed il 34,5% di essi non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione (11,6% al Centro, 10,8% al Nord).All’interno di una situazione socio-economica poco confortante per tutto il Sud del Paese, la Campania (insieme a Sicilia e Basilicata) si distingue in negativo, mostrando dati tra i peggiori a livello nazionale. Se nel 2013 le percentuale dei soggetti a rischio povertà o esclusione sociale residenti in Campania è leggermente diminuita rispetto al 2012, passando dal 49,8% al 49%, parallelamente è cresciuta quella relativa al solo rischio povertà (dal 36,4 al 36,8%), alla grave deprivazione (dal 20,1 al 20,9%), alla bassa intensità lavorativa (dal 18,8 al 19,2%). Si tratta, per tutti gli indicatori esaminati, di numeri che raggiungono quasi il doppio rispetto a quelli risultanti dalla media nazionale e tra i più elevati all’interno di quelli, già particolarmente negativi, mostrati dalle regioni del compartimento geografico Sud ed Isole.Reddito mediano del Mezzogiorno pari al 74% di quello del Nord.L’analisi Istat ha analizzato anche i redditi familiari degli italiani (riferiti alle dichiarazioni dei redditi del 2012) rilevandone, evidentemente, le significative differenze anche rispetto alla ripartizione geografica. Le famiglie residenti in Italia, nell’anno oggetto dell’esame, hanno percepito un reddito disponibile netto pari in media a 29.426 euro, circa 2.452 euro al mese. Ma, calcolando il valore mediano, ovvero il livello di reddito che separa le famiglie in due metà uguali, il risultato è che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha percepito un reddito non superiore a 24.215 euro (2.017 euro al mese). I redditi mediani più elevati si osservano per le famiglie settentrionali, mentre quelle che vivono nel Centro e nel Mezzogiorno mostrano livelli pari, rispettivamente, al 96% e al 74% di quello delle famiglie residenti al Nord. Includendo nel calcolo del reddito disponibile anche la posta dell’affitto imputato delle case di proprietà, in usufrutto o uso gratuito, si determinano aumenti più consistenti nel Centro-Nord rispetto al Mezzogiorno (con relativo aumento della distanza territoriale). Con o senza affitti imputati, il reddito familiare è inferiore al dato nazionale in tutte le regioni meridionali e insulari: i redditi medi più elevati si registrano nelle province autonome di Trento e di Bolzano, in Lombardia, Emilia Romagna e Lazio; i redditi più bassi in Sicilia, Basilicata, Molise e Campania. Ordinando le famiglie dal reddito più basso a quello più alto e classificandole in cinque gruppi (quinti), il 37,1% delle famiglie residenti nel Sud ed Isole appartiene al quinto dei redditi più bassi, rispetto al 13,5% del Centro ed all’11,5% del Nord, mentre, viceversa, circa una famiglia su quattro di Centro e Nord rientra nel quinto più ricco contro il solo 8,5% delle famiglie residenti nel Meridione.(Fonte: istat.it/30.10.14)