07/11/2014 News da Federcampana
Le Bcc in campo per le start up
L'iniziativa è finalizzata a sostenere finanziariamente i percorsi di auto/imprenditorialità
Siglato il protocollo d'intesa tra la Federazione Campana delle Banche di Credito Cooperativo e l'Università di Salerno. In tempi brevi il bando per selezionare i progetti più innovativi nel segmento del turismo culturale.
L’obiettivo è concreto: non solo rendere disponibile un sostegno finanziario alle start up giovanili impegnate nel segmento del turismo culturale in provincia di Salerno, ma anche immaginare percorsi più strutturati (ricorrendo a forme innovative di equity) di accompagnamento sul mercato di progettualità innovative per verificarne l’autonoma sostenibilità. “Si tratta - dice a salernoeconomy.it il direttore di Federcampana Bcc Francesco Vildacci - di un esperimento che si è reso possibile grazie all’impegno diretto di sei Banche di Credito Cooperativo: in primis quella di Capaccio/Paestum il cui input è stato subito raccolto da Banca di Salerno; Bcc di Battipaglia e Montecorvino Rovella; Bcc Comuni Cilentani; Bcc Fisciano; Banca del Cilento e Lucania Sud, alle quali sta per aggiungersi la Bcc di San Marco dei Cavoti e del Sannio-Calvi. Naturalmente la Federazione non ha fatto mancare il supporto in termini tecnici, come farà ancora nei prossimi mesi, quando entreremo nella fase più operativa”.
La firma del protocollo d’intesa - dal quale prendono le mosse di questo originale esperimento di “ingegneria bancaria di territorio” applicata al complesso universo delle start up giovanili – tra Federcampana Bcc e Università di Salerno si è concretizzata al termine del workshop dedicato (nell’ambito del programma della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico) proprio alle tematiche dell’imprenditorialità giovanile e dei percorsi di auto/impiego.
“Le più recenti analisi sulla filiera dei beni culturali presenti in provincia di Salerno (e non solo) - sottolinea Vildacci - fanno emergere, anche per quest’ambito, la scarsa propensione delle nostre imprese ad aggregarsi ed a fare rete per sfruttare al meglio le enormi potenzialità diffuse sul nostro territorio. Tutti gli studi già effettuati in questo ambito di riferimento - ed in modo particolare alcuni elaborati dal sistema camerale provinciale e nazionale - evidenziano che andrebbero messe in campo con urgenza strategie operative per attivare e reperire risorse con l’obiettivo di stimolare dinamiche aggregative e propositive”.
Direttore Vildacci, perché avete scelto il sub/comparto del turismo che fa riferimento ai beni culturali?
“Perché il sistema culturale salernitano rappresenta - come si evince dai dati del sistema camerale - una parte significativa della produzione di ricchezza e occupazione della provincia, equivalente al 16,2% del valore aggiunto ed al 19,1% del totale degli occupati (oltre 65 mila addetti), e coinvolge il 28,5% del totale delle imprese attive (oltre 21mila unità). Il ruolo di gran lunga principale, però, è da attribuirsi alla filiera indirettamente collegata ai beni culturali, sia in termini di numerosità imprenditoriale che di valore aggiunto creato e personale impiegato, mentre il “core” culturale provinciale ha un peso inferiore alla media nazionale. La provincia di Salerno mostra dunque di mettere bene a frutto il proprio capitale culturale in attività economiche tradizionali e diffuse sul territorio, incentrate sulle produzioni tipiche e artistiche e sulle attività di ristorazione e ospitalità, ma solo indirettamente collegate ai beni culturali. All’opposto, le attività più innovative e creative, direttamente connesse al patrimonio e all’industria culturale, sembrano avere un peso ancora secondario sul tessuto produttivo locale”.
Insomma, le potenzialità ci sono, ma non si riesce a trasformarle in valore aggiunto?
“Si sconta anche la scarsa propensione delle imprese del sistema culturale salernitano a fare rete e ad intessere relazioni con altri enti, pubblici o privati. Ma sostenere e valorizzare con politiche adeguate e azioni mirate la filiera culturale significa puntare, per lo sviluppo economico provinciale, su un settore in espansione: dalle stime sul valore aggiunto, emerge che tra 2001 e 2009 il sistema culturale integrato della provincia di Salerno registra una crescita (+4,1% medio annuo) più sostenuta di quella dell’economia provinciale nel suo complesso (+3,5%) e di quella del settore culturale nazionale (+2,1%)”.
Tornando alle start up in questo segmento produttivo, come vi muoverete?
“Anche nel comparto delle varie tipologie di turismi l’innovazione tecnologica e l’attenzione alle start up si configurano come due directory operative alla base di una visione ampia, “lunga”, aperta nel recepire la forte domanda di competitività sia sul mercato interno, che su quello estero. Sul piano più generale l’irrinunciabile competizione nella standardizzazione verso l’alto delle produzioni e dei processi produttivi conferisce alle start up innovative un fondamentale valore aggiunto. Queste piccole e piccolissime imprese vanno, però, incanalate – per quanto possibile – in un disegno coerente con gli asset vincenti del territorio, privilegiando sempre, sia ben chiaro, il contenuto qualitativo e guidandone il processo di radicamento nel tessuto produttivo nel quale scelgono di operare”.
E il ruolo della banca?
“E’ fondamentale supportare l’operatività finanziaria soprattutto nei primi due anni di vita delle start up. Non si può continuare ad assistere al consolidarsi di un tasso di nati/mortalità che provoca due effetti negativi: il rapido decadere di progettualità effettivamente innovative ed in grado di contribuire al processo di cambiamento produttivo di tante aziende (non solo del Mezzogiorno); il fallimento di una dinamica espansiva in termini di nuove energie e professionalità altamente qualificate nel tessuto imprenditoriale delle regioni meridionali”.
Ed il movimento del credito cooperativo che cosa può conferire in termini di originalità “finanziaria” alle start up che risponderanno al bando che vi apprestate ad elaborare?
“Noi ci proponiamo prima di tutto di contribuire a rafforzare la diffusione di una cultura imprenditoriale incentrata sullo spirito di cooperazione e sulla necessità di costruire “reti” collaborative tra le giovani generazioni, in una logica di networking adeguata alla sfida della competizione in atto. L’economia digitale offre molteplici opportunità di inserimento nel circuito interno ed internazionale del tessuto produttivo ed è in questa direzione che – anche nell’ambito del segmento turistico – vanno intensificati gli sforzi. Il ruolo delle banche di prossimità può senza dubbio stimolare l’offerta dei capitali necessari allargando la visione del ruolo del credito nell’ottica di realizzare partnership consulenziali, ragionando anche sulle varie forme di equity sostenibili. E’ questa la nostra innovazione: ma è un percorso che va fatto, ovviamente, con la necessaria sperimentazione tecnica”.