03/10/2014 Notizie
“L’Asi? Deve attrarre nuovi investimenti"

“La crisi strutturale dell’economia provinciale e regionale impone un cambio di strategia” - Il presidente Cassandra: “Necessario attrezzarsi per vincere la competizione tra territori”. “La strada giusta? Meccanismi di premialità e buone pratiche al servizio delle imprese”

In tempi di crisi che appare irreversibile la competizione tra territori e la sperimentazione di nuovi modelli di crescita (che stenta a prendere piede proprio nelle regioni dove più sarebbe necessaria) i consorzi per lo sviluppo delle aree industriali (Asi) dovrebbero/potrebbero provare a recitare un ruolo strategico (ed operativo) importante. Il gemellaggio tra Asi Salerno e Consorzio Zai di Verona, affiancati da Webred (Regione Umbria) e Politecnico di Milano, si muove nella direzione di stimolare (e - si spera - realizzare) la creazione di reti virtuose allo scopo di ottimizzare i punti di forza dei vari bacini produttivi attraverso l’attivazione di una piattaforma digitale condivisa.
“L’obiettivo che abbiamo in mente - dice il presidente dell’Asi di Salerno Gianluigi Cassandra in questa intervista a salernoeconomy.it - è molto chiaro: rendere più competitive le nostre aree industriali dal punto di vista infrastrutturale ed alzare la soglia della qualità dei servizi alle imprese. E’ in questo modo che si deve intendere il marketing territoriale finalizzato all’attrazione di investimenti nella nostra provincia”.
Si renderà conto, presidente Cassandra, che il contesto congiunturale attuale non consente più progettualità dilatate nel tempo. Occorre agire subito. Anzi, è già tardi.
“Noi in questi anni del mio mandato abbiamo lavorato proficuamente dal punto di vista dei regolamenti e delle procedure operative perché siamo convinti che bisogna mettere in campo nuove formule di collaborazione “pubblico-privato” per gestire al meglio le singole aree dove sono insediate le attività produttive”.
Significa che siete pronti ad operare a largo raggio alla ricerca di investitori? In altre parole pensate di articolarvi anche in Agenzia per lo Sviluppo del Territorio?
“La visione strategica che abbiamo elaborato ci porta ad affermare che certamente l’Asi deve porsi il problema di non pensare soltanto ai contenitori (le aree industriali), ma anche ai contenuti (le attività produttive) che devono integrarsi con essi. Insomma, pur tra mille difficoltà, è evidente che un passo per volta, i consorzi Asi devono assumere anche la fisionomia di vere e proprie Agenzia di Promozione e di Attrazione degli Investimenti in rete con le altre strutture pubbliche delegate a questo compito fondamentale per la ripartenza dell’economia del Mezzogiorno. Ma questo percorso deve essere realizzato per gradi, condividendo le scelte con tutti i soggetti interessati”.
Teme “incomprensioni” o “gelosie” localistiche?
“Per la verità non credo sia questo il problema di fondo. Ma bisogna lavorare senza strumentalità di nessun genere alla creazione di organismi consortili dove - insieme con l’Asi, i Comuni e tutti gli altri soggetti legati alla filiera dello sviluppo locale - possono e devono, a mio giudizio, essere presenti gli imprenditori. E’ in questo modo che si amplia il bacino di riferimento in termini di finanziamenti e di strumenti fruibili per l’attrazione delle risorse”.
A quale tipo di investimenti si deve “puntare”?
“Ripeto, se riusciamo a rendere operativa questo profilo di “piattaforma strategica” (contenitori più contenuti di qualità dal punto di vista della visione e delle priorità per la crescita del territorio), possiamo certamente entrare in contatto con investimenti ad alto valore aggiunto sotto il profilo dell’innovazione tecnologica e dell’impatto ambientale”.
Che cosa avete in mente di fare?
“Stiamo già lavorando alla realizzazione di un modello attrattivo che prende in considerazione - nell’ambito dell’individuazione della disponibilità dei lotti che ricadono nelle nostre competenze - meccanismi premiali proprio sotto il profilo della creazione di “cluster” di imprese in grado di attivare nel nostro territorio processi virtuosi in settori nuovi, con prospettive di crescita occupazionale (altamente qualificata) ed economica anche dal punto di vista dell’indotto o della filiera lunga”.
Insomma, lei pensa che la spinta dal basso resta una pre/condizione per agganciare tutte le opportunità di ripartenza?
“La partita per il rilancio economico e produttivo della nostra provincia si gioca proprio sul terreno della competitività tra territori. E in questo ambito la capacità di creare un clima “friendly” per le imprese e per gli investitori sarà determinante. In tale prospettiva l’Asi dovrà essere capace di recitare un ruolo propulsivo. E su questo versante stiamo già profondendo il massimo impegno”.
Che cosa la preoccupa di più?
“In tempi di crisi dovrebbe affiorare con maggiore evidenza nel dibattito politico ed istituzionale il tema della responsabilità. Un tema trasversale a tutti i partiti. Un tema sul quale si gioca il futuro di intere comunità chiamate - proprio in questo periodo così difficile per i sistemi locali di sviluppo - ad individuare con lucidità prospettive di crescita plausibili nello scenario complessivo di una competizione sempre più articolata. Bisogna iniziare a parlare un linguaggio comune. Dobbiamo essere capaci di portare sui tavoli che contano - e penso in primo luogo a quello regionale dove si fanno le scelte inerenti l’utilizzo dei fondi europei 2014/2020 - progetti realmente condivisi e sostenuti da tutti. E’ questo il punto di svolta. Non vedo alternative o altre opzioni credibili e sostenibili di fronte ad uno scenario veramente drammatico”.
                                                             Ernesto Pappalardo