18/07/2014 Notizie
In Campania fallite 1.000 imprese edili in cinque anni

Osservatorio Ance/ Indicatori ancora negativi per il comparto delle costruzioni

In termini percentuali il numero di procedure attivate è aumentato del 56,9 per cento
E a Salerno i prezzi medi reali delle abitazioni risultano in discesa del 3,9% nel 2013
Lombardi: “Scontiamo miopie politiche e istituzionali, ma ora cantierizziamo le opere”
Nel periodo 2009-2013 in Campania sono entrate in procedura fallimentare 980 imprese di costruzioni (240 solo nel 2013, +23,1% rispetto al 2012). Il dato emerge dal report settimanale del Centro Studi Ance Salerno sulla base dell’analisi contenuta nell’Osservatorio Congiunturale sull’Industria delle Costruzioni a cura della Direzione Affari Economici e Centro Studi di Ance nazionale. In termini percentuali il numero di fallimenti in Campania nel comparto delle costruzioni tra il 2009 ed il 2013 è aumentato del 56,9%: le imprese che hanno attivato la procedura sono state 153 nel 2009; 155 nel 2010; 237 nel 2011; 195 nel 2012 e 240 nel 2013.
Il quadro campano si inserisce in un contesto nazionale molto difficile per il comparto. Secondo i dati di Cerved Group, in Italia le imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare sono passate da 2.160 nel 2009 a 3.106 nel 2013, con un aumento del 43,8%. Complessivamente in cinque anni i fallimenti nel settore delle costruzioni sono stati 13.371 su un totale di circa 61 mila nell’insieme di tutti i settori economici: circa il 22% dei fallimenti avvenuti in Italia riguardano le imprese di costruzioni. La tendenza - si evince sempre dallo studio Ance – “si conferma anche nel primo trimestre del 2014 con un ulteriore aumento delle procedure fallimentari nelle costruzioni del 6,3% nel confronto con il primo trimestre 2014 (+4,6% l’aumento dei fallimenti nel complesso dell’economia). Dal punto di vista territoriale, la crescita dei fallimenti osservata nel periodo 2009-2013 ha interessato tutte le aree geografiche sebbene con livelli di intensità differenti. Il Centro è l’area più colpita con un aumento, tra il 2009 ed il 2013, del numero di imprese di costruzioni entrate in procedura fallimentare del 56,6%; segue il Sud ed isole con +49,2%, il Nord-Ovest con +38,2% ed infine il Nord-Est con +34,1%. Nell’analisi delle singole regioni, tra il 2009 ed il 2013, si registrano aumenti dei fallimenti superiori al 50%, in Toscana, Lazio, Campania e Sicilia.
L’erogazione di nuovi mutui.
La restrizione dei margini di operatività delle imprese trova ulteriore fondamento – al di la della contrazione consistente degli investimenti pubblici – nelle dinamiche di erogazione di nuovi mutui per investimenti nell’edilizia residenziale che in Campania nel 2013 sono diminuiti del 39,4% rispetto al 2012.
Sul fronte del credito alle famiglie in tutte le regioni è continuato, anche nel 2013, il calo dei flussi di mutui erogati per l’acquisto di abitazioni con una flessione molto consistente in Campania: -24,8%.
Il calo del valore degli immobili.
Occorre, poi, sottolineare il calo del valore degli immobili abitativi sia nelle aree urbane che nelle aree intermedie. Secondo Nomisma, i prezzi medi degli immobili abitativi nelle 13 aree urbane registrano nel corso del 2013 una riduzione media in termini nominali del -5,2% (-6,1% in termini reali) nel confronto con il 2012, a conferma di un trend negativo in atto dal 2009. Nell’area urbana di Napoli il prezzo medio reale di un’abitazione è diminuito del 5% nel 2013. Né è andata meglio nelle aree cosiddette intermedie tra cui figura Salerno dove i prezzi medi reali nel 2013 sono scesi del 3,9%.
L’analisi del presidente dei costruttori salernitani Antonio Lombardi.
“Il quadro complessivo che emerge nel comparto delle costruzioni - evidenzia il presidente di Ance Salerno Antonio Lombardi - non ha bisogno di commenti o di ulteriori analisi. Ci attendono ancora mesi molto difficili e alla fine le imprese che saranno uscite dal circuito produttivo saranno molte di più delle mille entrate in procedura fallimentare negli ultimi cinque anni”. “Non si riesce a comprendere – continua Lombardi – come non sia chiaro a quanti hanno responsabilità di primo piano che la produzione e l'occupazione di un significativo numero di settori produttivi dipendono in misura consistente dalla filiera delle costruzioni. Secondo uno studio Ance, ogni aumento di 1 miliardo di euro di domanda nel settore delle costruzioni attiva un volume di affari di 1,796 miliardi di euro (1 miliardo di euro nelle costruzioni e 0,796 miliardi di euro nei settori collegati)”. “Inoltre, 1 miliardo di euro di nuova produzione - specifica Lombardi - significa 23.620 nuovi posti di lavoro, di cui 15.100 nelle costruzioni e 8.520 nei settori collegati”. “E’ il momento – conclude Lombardi – di smetterla con la politica degli annunci di investimenti. Bisogna passare alla cantierizzazione delle opere in brevissimo tempo. Entro la fine del 2015 occorre spendere i fondi Ue residui (che non sono affatto pochi) della vecchia programmazione 2007-2013. E’ una corsa contro il tempo che si presenta alquanto difficile. E’ questo il vero terreno di sfida. Ed i presagi non invitano, purtroppo, a facili ottimismi”.