20/06/2014 Notizie
Confagricoltura, il salernitano Consalvo vicepresidente con delega al Sud
"Non siamo più i parenti poveri dei sistemi di sviluppo, strategico spendere i fondi Ue"
Nominati nel team di presidenza Veggia e Giansanti, entrano anche Mansuino e Caprai
di Ernesto Pappalardo

Il Comitato Direttivo di Confagricoltura, riunito a Roma nei giorni scorsi, ha completato la squadra che lavorerà con il presidente Mario Guidi nei prossimi tre anni. Tra i nove componenti di giunta sono stati nominati i tre vicepresidenti, Ezio Veggia, astigiano, già vicepresidente, imprenditore cerealicolo-zootecnico, impegnato nel settore delle energie rinnovabili; Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura Roma, che conduce insieme alla famiglia aziende agricole - ad indirizzo cerealicolo e zootecnico, con produzione diretta di Parmigiano Reggiano - nel Lazio e a Parma; Giandomenico Consalvo (nella foto a sinistra), di Salerno, titolare di un’impresa ortofloricola a Pontecagnano inserita anche nella filiera della quarta gamma. Lascia la vicepresidenza Antonio Piva, chiamato ad assumere l’incarico di presidente dell’Enpaia, l’Ente nazionale di previdenza per gli addetti e gli impiegati in agricoltura. Il direttivo di Confagricoltura, su proposta del presidente Guidi, ha approvato anche la cooptazione nella giunta confederale di due imprenditori le cui competenze professionali ed esperienze organizzative “porteranno valore aggiunto - si legge in una nota diffusa alla stampa - al lavoro della dirigenza”: Andrea Mansuino, presidente di Confagricoltura Liguria, titolare di un’azienda agricola di Sanremo specializzata nell’ibridazione nel settore delle piante ornamentali e presidente di Ciopora, l’associazione mondiale degli ibridatori; Marco Caprai, importante produttore vitivinicolo a Montefalco, presidente di Confagricoltura Umbria e autore della prima ristrutturazione del sistema di rappresentanza territoriale avviato da Confagricoltura, attraverso l’unione delle diverse associazioni provinciali in un’unica organizzazione regionale.
Giandomenico Consalvo, salernitano, già delegato nazionale di Confagricoltura all’internazionalizzazione nello scorso triennio è stato anche presidente nazionale dei giovani imprenditori dell’organizzazione che oggi presiede Mario Guidi. Tra le deleghe ricevute nei giorni scorsi c’è anche quella al Mezzogiorno.
L’agricoltura si rivela sempre più un asset strategico per il rilancio dell’economia meridionale, ma, naturalmente, sconta ritardi ed inadempienze che ne condizionano pesantemente le opportunità di crescita. Da che cosa pensa di partire?
“Il primo vero problema che bisogna porsi è proprio quello di fare percepire l’agricoltura come una grande risorsa per l’intero Paese ed in particolare per il Sud. E’ questa la pre/condizione per iniziare a lavorare per la costruzione di un nuovo modello di relazioni con tutti gli attori dello sviluppo all’interno dei vari cluster territoriali. Nel Mezzogiorno l’agricoltura è troppo spesso considerata il parente povero del sistema produttivo, se ne sottovalutano alcuni aspetti sostanziali, a cominciare dalla centralità del comparto primario – per esempio – nella filiera del Made in Italy che dinamicizza l’export. Oppure all’interno di nuove politiche di integrazione tra varie tipologie di turismo e percorsi territoriali legati alle produzioni tipiche, per non parlare, poi, della valorizzazione indispensabile in chiave di offerta nel circuito dell’ospitalità degli stessi paesaggi rurali”.
Lei sta delineando, quindi, una piattaforma programmatica incentrata su vari “cardini”, presupponendo intese operative con il mondo dell’industria e con il circuito dei “turismi”?
“Sto delineando alcune delle directory operative che si basano sostanzialmente su una convinzione di fondo: l’agricoltura – che sarebbe meglio in molti casi definire agro/industria – non è più il comparto di venti o trent’anni fa. E’, invece, un settore che rappresenta una parte significativa dei giacimenti di ricchezza dell’Italia e del Sud non solo dal punto di vista meramente produttivo, che è in ogni caso molto importante anche in termini di numeri, ma anche sotto il profilo del valore che conferisce ai territori. Parlo della manutenzione e del recupero del paesaggio, ma anche della promozione di una nuova cultura del mangiare da diffondere soprattutto in età scolare. Parlo, in altre parole, dell’agricoltura come soggetto attivo in grado di mettere in moto varie opzioni di crescita economica al di la della stessa valenza del segmento che essa rappresenta nella catena della produzione di valore”.
E’ un disegno certamente ambizioso e molto difficile da realizzare.
“E’ certamente così. Ma non abbiamo alternative. Per provare ad uscire dalla condizione di emarginazione produttiva nella quale siamo finiti è indispensabile spingere su alcune priorità: crescita dimensionale e reti d’impresa; interazione con l’industria manifatturiera in maniera sempre più osmotica e valorizzazione delle tante peculiarità di un’azienda agricola tra le quali spicca la manutenzione del paesaggio; indispensabilità dei processi di internazionalizzazione e di apertura all’export in presenza di una perdurante crisi dei consumi interni; politiche di marchio e di “accorciamento” delle filiere. Tutte queste “tecnalità” dal punto di vista della gestione imprenditoriale devono incrociarsi con una nuova e più ampia visione dell’identità dell’imprenditore agricolo che trova pieno radicamento nel territorio nel quale opera. Se non c’è questo approccio, continueremo a spendere poco e male i fondi strutturali europei, per esempio. E continueremo a rimanere indietro come soggetti propulsori di nuovi e non effimeri trend di sviluppo socio/economico ”.