09/05/2014 News da Federcampana
Vildacci: “Pronti a sostenere start up ed imprese export oriented”
Il direttore di Federcampana Bcc: “Scommettere sui giovani e sulle aziende innovative”
“Prioritario rafforzare la partnership con il sistema produttivo per agganciare la ripresa”
 
“Le dinamiche del circuito del credito in provincia di Salerno ed in Campania continuano a segnalare una persistente difficoltà nel raggiungimento di un soddisfacente equilibrio tra domanda ed offerta. Il profilo qualitativo del credito resta sensibilmente difficile, mentre il calo della richiesta sembra dovuto prioritariamente agli effetti della crisi recessiva che solo da pochissimo tempo sembra lievemente attenuarsi (almeno in termini di fiducia nell’andamento ciclico dei prossimi mesi). Il clima è prevalentemente di attesa, ma le imprese e le famiglie aspettano segnali più concreti prima di decidere come muoversi sul mercato degli investimenti o della spesa e del risparmio (anche meno convenzionale)”. E’ questo il quadro che descrive Franco Vildacci, direttore della Federazione Campana delle Banche di Credito Cooperativo, intervistato da salernoeconomy.it.
Quali sono, a suo giudizio, i problemi da affrontare con assoluta urgenza in Campania ed in provincia di Salerno per provare a riaccendere il “motore” del sistema produttivo?
“Il problema principale va individuato principalmente nella messa a fuoco di azioni strategiche in grado di incidere sui sistemi di sviluppo locale e, nello stesso tempo, adeguate a sostenere quelle imprese che tra mille difficoltà solo ora riescono a posizionare gli indicatori di gestione in un campo non del tutto negativo. Il secondo problema riguarda, invece, come provare a strutturare in maniera più ampia (e meno restrittiva) piani di sostegno ai percorsi di sviluppo delle Pmi – sempre più concentrate sul versante internazionale – che hanno ormai ben compreso come in presenza di un mercato interno molto debole è “obbligatorio” lavorare ad una diversificazione dei propri mercati di sbocco. Tra annunci di incentivi, di rafforzamento delle garanzie, di diversificazione degli strumenti di raccolta, sul piano pratico si naviga sempre con le stesse opzioni disponibili anche negli anni passati. Anche da questo punto di vista il movimento del credito cooperativo svolge la propria parte ampliando – per quanto possibile – le proposte di intervento da rendere disponibili per la propria clientela”.
Ma come si sta muovendo il sistema bancario di fronte a questa situazione così complessa e difficile?
“Il bancario si sta predisponendo per recepire cambiamenti significativi sia dal punto di vista del rafforzamento dei processi di capitalizzazione, che sotto l’aspetto della centralizzazione delle attività di controllo da parte della Bce. Questo scenario si riflette, naturalmente, sulle dinamiche dell’erogazione del credito che, in un contesto tuttora sostanzialmente di stallo recessivo (soprattutto al Sud), si mantengono prudenziali. Anche se va detto che proprio il circuito del credito cooperativo fornisce chiari segnali di crescita degli impieghi (vedi tabella riassuntiva dei dati Bcc in pagina). Questo dato appare particolarmente rilevante in Campania, dove il trend del Pil e di altri indicatori fondamentali è in campo negativo da diversi anni”.
Può entrare nel dettaglio della strategia del credito cooperativo?
“Il movimento del credito cooperativo si è dimostrato coerente con il suo impianto valoriale di fondo: sentirsi parte integrante dei territori e delle comunità che in essi vivono e producono. Questo approccio operativo si traduce in alcuni principi fondamentali: conoscere a fondo gli interlocutori (famiglie e imprese); essere consapevoli delle storie imprenditoriali e professionali con le quali si entra in contatto; mantenere alta la capacità di avere una visione profonda delle realtà locali nelle quali si è radicati da decenni. Queste caratteristiche, forse, ci agevolano maggiormente nel “leggere” le dinamiche che la crisi ha lasciato emergere. Ci troviamo di fronte a molte imprese sane che vivono una grave carenza di liquidità, pur avendo ancora margini di presenza e di competitività sui mercati. In questi casi ci stiamo assumendo qualche rischio in più: se l’azienda ha prospettive di rilancio ed i fondamentali strutturali non sono intaccati, è importante sostenerla in attesa che si riposizioni e recuperi margini di redditività accettabili”.
Quali iniziative siete pronti a mettere in campo?
“Ci muoviamo in uno scenario nuovo, bisogna lavorare per rendere più efficace l’impostazione di nuove relazioni tra banche ed imprese. Non si tratta più di avviare una “trattativa” o di arrivare ad una valutazione unilaterale. E’ chiaro che è la banca che entra nello specifico del merito del credito, ma il percorso sulla strategia e sugli strumenti utili all’impresa deve diventare sempre più condiviso. Parlare di partnership è sicuramente un fondamentale passo in avanti. Anche e soprattutto nel Mezzogiorno ed in Campania. Siamo, quindi, fortemente impegnati nel sostenere tutte le iniziative che rendono il territorio un valore centrale verso il quale tutti gli attori socio-economici sono chiamati a rapportarsi in maniera responsabile e costruttiva. Ed in tale quadro di riferimento avvertiamo in primo luogo l’urgenza etica di dare risposte ai giovani, di aprire per loro squarci di un futuro non precario, ma fatto di nuovi e convincenti protagonismi anche auto/imprenditoriali. Dal nostro punto di vista le idee di business sostenibili; l’adeguato supporto ai processi di ristrutturazione aziendale; la giusta e convinta spinta ai percorsi di aggregazione delle imprese - che resta il problema culturale di fondo – rappresentano i punti nodali per realizzare una strategia non effimera, ma efficace e strutturale”.
Ci sono già progetti in fase operativa?
“In particolare abbiamo messo a fuoco due progetti in fase di partenza. Il primo si concentra sul versante delle “start up” innovative sulla base di un bando dell’Unione Europea che consente di “attrezzare” strumenti creditizi concreti per favorirne la reale operatività. Il secondo fa riferimento ad un ambito fondamentale per la creazione di nuova e qualificata imprenditorialità: i processi formativi in grado di stimolare la progettazione di idee di business in possesso dei requisiti che, poi, le rendano finanziabili. Ed il circuito delle Bcc è pronto a valutare con attenzione le proposte dei quaranta giovani che saranno selezionati per le specifiche attività di formazione che abbiamo già individuato”.
Previsioni di breve e medio periodo?
“Sul piano più generale occorre sottolineare che non si avverte ancora, purtroppo, la piena consapevolezza che è indispensabile uscire dalla logica di un individualismo inconcepibile nell’epoca della concorrenza “glocale”: se non faremo prima di tutto squadra nei singoli territori e nei singoli comparti produttivi, dove potremo mai arrivare? Il “fare banca” significa lavorare dal basso per salvaguardare le identità produttive, ma anche per creare valore aggiunto attraverso reti concorrenziali a tutti i livelli. Il ruolo del credito cooperativo è proprio questo: fare da collante tra le varie soggettività del mondo sociale e produttivo per sostenere la sfida della competitività tra territori, rimettendo al centro dell’attenzione la valorizzazione dell’etica d’impresa e dell’ineludibile valore sociale della cooperazione: un valore che le Banche di Credito Cooperativo sostengono e riaffermano con il massimo sforzo di cui sono capaci”.