04/03/2014 Notizie
Il credito “soffre”, imprese sempre a “secco”
I dati sulle partite “a rischio” confermano le gravi difficoltà delle piccole aziende
Cala la domanda e non si ravvisano significativi cambiamenti nel sostegno alle Pmi
 
Crisi o non crisi, il problema sul tappeto è sempre lo stesso. Se è vero che c’è un calo della domanda, appare anche evidente che la liquidità per tenere acceso il motore delle aziende che ancora resistono, è sempre alquanto scarsa. Il primo problema è sostanzialmente di questo tipo: come sostenere quelle imprese che tra mille difficoltà solo ora riescono a vedere timidissimi segnali di ripresa. Il secondo riguarda, invece, come provare a strutturare in maniera più ampia (e meno restrittiva) piani di sostegno alle strategie di sviluppo – sempre più concentrate sul versante internazionale – delle Pmi che hanno ormai ben compreso che in presenza di un mercato interno molto debole è “obbligatorio” lavorare ad una diversificazione dei propri target di clientela. Tra annunci di incentivi, di rafforzamento delle garanzie, di diversificazione degli strumenti di raccolta, sul piano pratico la musica non è affatto cambiata. Il primo problema, quindi, resta quello di provare a ragionare in termini di accordi di territorio per individuare percorsi semplificati e sostenibili di accesso al credito.
I numeri delle “sofferenze” in provincia di Salerno.
Se si prendono in considerazione i numeri della provincia di Salerno, l’ultimo rilevamento fornito dalla Camera di Commercio sintetizza in alcuni indicatori la negatività dello scenario: nei primi nove mesi del 2013 i depositi sono aumentati dell’1,8%, ma la “frenata” degli impieghi ha fatto registrare un ulteriore -1,7%, con una forte influenza della crescita delle sofferenze: +12,1% (2013/2012). Il numero dei protesti (sempre nel 2013) è stato pari a 45.667 (-9,4% rispetto al 2012) per un importo complessivo di 132.232.273 euro (+16,9%) con un valore medio di 2.895,58 (+29%). Fa riflettere l’aumento in termini percentuali del +16,9% dell’importo complessivo e del +29% del valore medio dei singoli protesti.
Lo scenario della Campania.
L’analisi del contesto regionale (Banca d’Italia, “L’economia della Campania- Aggiornamento congiunturale”, novembre 2013) conferma le dinamiche negative in atto ormai da diverso tempo ed evidenzia che la riduzione dei prestiti bancari alle imprese è un dato ben consolidato. “L’offerta di credito - spiega Bankitalia - ha mantenuto un’intonazione restrittiva, risentendo anche del peggioramento del rischio”. “È infatti ulteriormente cresciuta - scrive Bankitalia - l’incidenza delle insolvenze; nel settore delle costruzioni, in particolare, i crediti deteriorati nel loro complesso hanno superato la metà del totale. Il credito al consumo concesso alle famiglie è rimasto pressoché stabile”. Se si entra, poi, nel merito della qualità del credito, nei dodici mesi terminanti a giugno 2013 il flusso di nuove sofferenze rettificate in rapporto ai prestiti vivi (tasso di decadimento) era “salito al 4,0 per cento (dal 3,8 per cento di fine 2012)”. L’aumento “è riconducibile alle imprese, per le quali l’indicatore ha raggiunto il 6,0 per cento (dal 5,6 di dicembre 2012), quasi 2 punti percentuali in più della media nazionale”. Il peggioramento della qualità del credito “è stato più pronunciato per le imprese medie e grandi (6,2 per cento) e per quelle operanti nel settore delle costruzioni (8,4 per cento)”. A giugno 2013 l’incidenza delle sofferenze sul credito totale erogato ai residenti in regione si è attestata al 20,0 per cento (dal 18,8 per cento di fine 2012). Tirando le somme (sempre con i dati riferiti a giugno 2013, ma, in ogni caso, molto significativi), se si analizzano anche le altre posizioni con difficoltà di rimborso (incagli, prestiti ristrutturati o scaduti), “la quota dei crediti deteriorati sul totale dei prestiti è cresciuta al 30,4 per cento (dal 28,0 di dicembre 2012)”. Nel corso del primo semestre 2013 – spiega Bankitalia - questo indicatore complessivo di rischiosità “è aumentato di quasi quattro punti percentuali per le imprese, al 39,3 per cento (con un picco del 51,7 nel comparto delle costruzioni) e di circa mezzo punto per le famiglie, al 18,2 per cento”.
Gli ultimi dati Abi.
Le ultime stime dell’Abi sottolineano che i prestiti in sofferenza rappresentano ormai un peso di notevoli dimensioni per le banche italiane. A dicembre 2013 il rapporto tra sofferenze lorde e impieghi è salito all'8,1% (nel 2012 era del 6,3% e alla fine del 2007, prima della crisi, si attestava al 2,8 per cento). Stiamo, quindi parlando di qualcosa come 156 miliardi: 31 miliardi in più in soli dodici mesi. Come si riflette questa dinamica sugli impieghi? Nel mese di gennaio il totale dei prestiti è stato pari a 1.853,2 miliardi di euro (-3,3% la variazione annua, contro il -3,9% di dicembre 2013). In particolare i prestiti a famiglie e imprese ammontano a 1.416,5 miliardi di euro (-3,9% contro il -4% di dicembre). I prestiti a breve sono scesi del 7,5%, quelli a lungo termine del 2,6%. Ma a gennaio è risultata in calo anche la raccolta dalla clientela: - 1,92% annuo (-1,85% in dicembre). Mentre cresce la raccolta a breve (depositi) + 2,19%, risultano in calo le obbligazioni bancarie: -10,4% annuo, 512 miliardi, con una contrazione di circa 60 miliardi rispetto a gennaio 2013.